Che cos’è il diritto all’oblio?

Diritto all’oblio

Il tema del diritto all’oblio è sempre più di maggiore interesse, ma a oggi non esiste una legge specifica che lo regolamenta. Al momento sono presenti solo sentenze su casi specifici, ma il diritto all’oblio si trova ancora in vuoto normativo.

Come fare però a rimuovere i contenuti pubblicati in passato e che ora potrebbero minacciare la propria reputazione?

l diritto all’oblio è il diritto a non restare esposti a tempo indeterminato alle conseguenze dannose che possono derivare al proprio onore e alla propria reputazione da fatti commessi in passato o da vicende nelle quali si è rimasti coinvolti e che sono divenuti oggetto di cronaca.

In sostanza il diritto all’oblio prevede che per tutelare la propria privacy gli utenti possano cancellare dal web i dati e i link che li riguardano e che siano ritenuti “inadeguati e non più rilevanti” ai fini della cronaca.

Grazie al diritto all’oblio si ha quindi il diritto a essere dimenticati, salvo il caso in cui il fatto precedente torni attuale suscitando un nuovo interesse pubblico all’informazione. Nel caso in cui l’interesse pubblico alla conoscenza di un determinato fatto viene meno, i soggetti coinvolti hanno il diritto del ritorno alla riservatezza e del rispetto della loro reputazione.

Il tema del diritto all’oblio non apre solo un dibattito tecnico, ma anche filosofico. Non è sempre facile, infatti, stabilire cosa è rilevante e di interesse pubblico e dopo quanto tempo cessa di esserlo.

C’è parecchia confusione in merito al diritto all’oblio. Non esiste infatti una legge che regolamenti specificatamente questo diritto. A porre le basi per la stesura di una legge in materia, è stata una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 maggio 2014.

Nello specifico la Corte aveva dato ragione allo spagnolo Mario Costeja Gonzales che chiedeva che fossero rimossi i link che conducevano a notizie relative a sue difficoltà economiche, risalenti alla fine degli anni ’90 e successivamente risolte. Costeja Gonzales riteneva che le notizie erano lesive della sua privacy.

La Corte ha sancito che in virtù degli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea si può richiedere che una determinata informazione presente sul web non venga più messa a disposizione degli utenti di internet. La prevalenza del diritto all’oblio del singolo individuo rispetto all’interesse economico del gestore del motore di ricerca e a quello del grande pubblico, infatti, viene meno solo dinanzi a un evidente interesse pubblico alla conoscenza del fatto.

Nello specifico la Corte ha stabilito che un motore di ricerca su internet è responsabile del trattamento da esso effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi.

La delibera della Corte di Giustizia ha superato i confini nazionali spagnoli ed è stata recepita fin da subito in altre nazioni, come per esempio in Italia. Il 3 dicembre del 2014 con la sentenza 23771/2015, il Tribunale di Roma ha precisato che il diritto all’oblio non è altro che una peculiare espressione del diritto alla riservatezza (privacy).

Inoltre, il Diritto all’oblio è oggetto di disciplina all’interno del Regolamento Generale sulla protezione dei Dati (GDPR).

Per un’azienda la corretta gestione dei dati personali nel rispetto della normativa Privacy non è semplice e dovrebbe essere analizzata con molta attenzione, soprattutto in considerazione del nuovo Regolamento Privacy UE.

Protezione Digitale è specializzata nel fornire consulenza legale e normativa in materia di privacy ad aziende e studi professionali. Se vuoi capire come conformare correttamente la tua azienda alla normativa privacy puoi contattare i nostri esperti a questa mail: info@protezionedigitale.it

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